AI Act: obbligo di trasparenza sui contenuti IA

Pubblicato il 03/08/2026 da Giuseppe Riccio In: Tecnologia, Attualità


Il 2 agosto 2026 sono entrate in vigore le prime regole previste dall’articolo 50 dell’AI Act. Le aziende sono chiamate a rispettare nuovi obblighi di trasparenza se utilizzano l'IA per interagire con i propri clienti o per creare testi, immagini o video.

Le linee guida pubblicate dalla Commissione europea hanno come obiettivo quello di evitare che un contenuto IA venga percepito come autentico e possa influenzare le persone senza che queste siano consapevoli della sua origine. Ma al contempo chiariscono un aspetto essenziale, ossia che non è sempre obbligatorio etichettare automaticamente tutto ciò che viene prodotto o modificato con l’IA.

Chi sviluppa e mette a disposizione modelli e sistemi di IA (provider) ha sempre l’obbligo di adottare, in ogni situazione, tutte le soluzioni più opportune per favorire il riconoscimento di contenuti generati o manipolati dall’IA. Mentre coloro che utilizzano questi sistemi di IA all’interno delle proprie attività (deployer), le restrizioni non si applicano in maniera indistinta ma variano a seconda delle situazioni.

Se un contenuto multimediale (immagine, audio o video) rappresenta persone, luoghi, oggetti o eventi reali in modo realistico, ma è stato generato o manipolato artificialmente (deepfake), il pubblico deve essere informato in modo chiaro della sua natura.

Per quanto riguarda i contenuti testuali su temi di interesse pubblico, se un testo generato dall’IA viene diffuso senza esser stato sottoposto al controllo umano, deve essere chiaramente indicata la sua origine artificiale. Al contrario, se il contenuto generato è stato revisionato e verificato da una persona prima di essere pubblicato, allora l’obbligo di etichettatura non si applica, perché rientra nella responsabilità editoriale della persona o della testata che lo pubblica.

Cosi come correggere la luminosità, rimuovere una persona o un oggetto dallo sfondo o migliorare la qualità di un’immagine utilizzando uno strumento IA non significa necessariamente creare un deepfake, perché l'elaborazione di una foto reale non può essere equiparata alla creazione di una scena mai avvenuta. La differenza fondamentale risiede nell'intento, nella natura dell'intervento apportato e nella verità storica dell'immagine.

La maggiore trasparenza prevista dall’AI Act riguarda anche le interazioni con sistemi IA come chatbot e assistenti virtuali. L'idea alla base è molto semplice: tutti devono sempre poter capire se stanno parlando con un umano o con l'IA e se un contenuto è stato creato/modificato con l'IA, così da evitare di essere ingannati o influenzati da contenuti falsi o creati artificialmente.